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Collevalenza 2017 – Conclusioni

Un’esperienza Sinodale

Da alcuni giorni si è concluso il Convegno annuale organizzato dal CISM, dal titolo: “Silenzio, ascoltiamoli!”, che aveva come obbiettivo ascoltare la voce dei giovani religiosi in vista dell’assise Sinodale che si terrà a ottobre 2018 e che ha come protagonisti proprio i giovani. E’ sempre una esperienza intercongregazionale, interculturale molto ricca, perché vede coinvolta la vita religiosa al femminile, come al maschile, per di più quest’anno si è dato un fecondo interscambio “generazionale”.

Per la nostra Congregazione hanno partecipato Sr Ilaria Rossi, iuniore, e Sr Gladys Lorca. Ci sembra arricchente condividere con voi la conclusione fatta da Padre Giuseppe Roggia, Salesiano.


Non abbandonare
i sogni, se puoi.
Dagli forza
e consistenza… E poi
lascia sian loro
a prenderti
e portarti un’altra volta
via di qui

Ti andrebbe di cambiare
il mondo con me?

Sono alcune espressioni di una canzone di Renato Zero dal suo ultimo album, il 35°, per i suoi 50 anni di carriera. Una canzone sintomatica di due enormi sensazioni ed emozioni, che premono sul cuore di tutti in questo tempo: il bisogno di cambiare il mondo ma insieme la paura di rischiare.
Risultato? Una fatale paralisi di gente rassegnata. Di fronte alla terra malata, intossicata da smog e da rifiuti, alla vita violata in tante forme, con il potere che annebbia le relazioni e il denaro che costruisce grattacieli di illusione, come reagisce normalmente la gente, come reagiscono per lo più i giovani, loro che sono i sismografi e le sentinelle del nostro tempo (Sala)? Tanta paura e ansia come passioni dominanti, che incrementano ancora di più l’epoca la nostra epoca delle passioni tristi. Eppure il cuore di ogni uomo e donna della terra, il cuore di ogni giovane avverte dentro l’urgenza e il bisogno di cambiare il mondo, di essere artigiani protagonisti del futuro. Un cuore che troppo spesso non parte e non si lancia. Dobbiamo sapere leggere i segni dei tempi e comprendere la realtà non a tavolino ma nel contesto e originalità di questo tempo, per rispondere alle interpellanze delle domande del presente, con tanti punti interrogativi più che esclamativi, per la costruzione di un ponte comunicativo tra giovani e generazioni pregresse (film Tutto quello che vuoi). È con questa preoccupazione di fondo che ci siamo trovati quest’anno all’appuntamento di Collevalenza (223 convegnisti; 74 religiosi; 140 religiose) a vivere la grazia di questo Convegno. Siamo convinti che solo ricuperando la nostra umanità avremo anche la capacità di tentare vie originali. Infatti non si può fare la formazione limitandoci a tenere la Ratio in mano, col grosso rischio di congegnare la forma e perdere la sostanza. Tutti, giovani, Formatori/trici, Superiori/e, alla scuola dello stesso Maestro, dobbiamo riconoscere la realtà di un legame orizzontale e verticale tra le nostre generazioni, nelle quali i giovani giustamente sentono di avete dentro il fuoco, sia della propria persona che del carisma e insieme noi adulti, come figure autentiche, chiamate a fare da ponte tra loro e Dio. Figure esemplari, veri mentoring, non perché si limitano a parcheggiare i giovani in una conformazione esteriore di comportamenti secondo la regola e indicazioni imposte dall’alto, quanto offrire ispirazione, perché questo fuoco, che essi portano dentro, possa avvampare e incendiare il nostro tempo per un’umanità veramente nuova. E ce la caveremo, perché insieme ci si aiuta a portare il fuoco. Tutto questo in una tensione bipolare tra la pienezza e il limite che tutti viviamo (cfr. EG 222). La grande convinzione maturata in questo Convegno è che Cristo chiama ognuno a lasciare un segno di Vangelo nel mondo e nella vita; i giovani possono insegnare e noi adulti imprimiamo delle orme (Vinerba); ma allora non può predominare la stagnazione ma deve essere rilanciata la generatività.

Il nostro tempo è a forte rischio di sterilità, non solo per l’inverno demografico che attanaglia le nostre regioni ma per l’incapacità diffusa a compiere quel movimento fondamentale di ogni persona in qualsiasi vocazione che è appunto la generatività, la capacità di dare inizio, fare fiorire, portare al mondo qualcosa non da consumare ma da far durare (Vighesso). In questi giorni abbiamo tracciato un paradigma della generatività, che potrebbe essere raccolto in tre passi di consapevolezza e di cammino insieme: attese – domande – risposte.

Attese: Oltre i miti di Prometeo, Dioniso, Icaro, Narciso con cui dipingiamo sovente l’identikit dei giovani contemporanei, l’immagine più significativa che li rappresenta sembra quella di Telemaco, che in una società senza padri, vive il dramma della nostalgia dell’attesa, dell’invocazione in cerca di adulti significativi (Sala) e non di adulti in competizione a chi diventa più adolescente (Vinerba).

Domande: Il rapporto riconquistato fra le generazioni ci mette nella logica del dono, del mettere al mondo, nell’esercizio di dare vita non attraverso logiche di consumo ma attraverso logiche donative, oltre le fatiche e le paure della perdita. Proprio l’esperienza della perdita ci fa cogliere lo spazio del dono e può favorire il dialogo e la collaborazione adulti e giovani (Vighesso). Possiamo mettere al mondo perché noi per primi siamo stati messi al mondo. I giovani sono stufi di essere considerati una categoria svantaggiata, destinatari passivi di programmi politici, sociale, economici ed ecclesiali promossi da altri, con spazi troppo limitati e pochi stimoli utili per loro. Occorre risvegliare la loro disponibilità alla partecipazione da protagonisti, nella mobilitazione in azioni concrete con tante opportunità, senza perdersi nel gioco del girare attorno al proprio ombelico come fosse il centro del mondo.

Risposte: Riscoprire una nuova sorgente di dialogo intergenerazionale, anche se, più che sovente, sarà di ascesi delle relazioni, accoglienza dei conflitti, con l’atteggiamento di farsi piccoli e un rovesciamento delle proprie posizioni per essere generativi (La Speme, Vighesso). Solo così è possibile dare il via a cammini concreti di:

  • Accompagnamento = uscire da sé e fare accoglienza globale all’altro con un interesse che lo rende interiorizzato (La Speme, Vinerba);
  • Discernimento = il rapporto fra le generazioni dà concretezza al discernimento, perché la vita fraterna è il luogo ideale del discernere e l’unica via per incontrarsi con gli altri; sapendo che il tempo perso nelle relazioni dà valore alle relazioni stesse (La Speme), abilitandosi a cercare insieme nel Vangelo e nella vita concreta fra osservanza e profezia, libertà e fiducia (Vighesso);
  • Integrazione = non è più l’epoca del mondo dei giovani diviso dal mondo degli adulti. Ci vuole l’integrazione fra autorevolezza vicendevole e prendersi cura (Vighesso).

Il tutto con la grande pazienza dei tempi di Dio. La vita vorremmo già saperla tutta, ma questa non è fede. L’importante tuttavia che già ora, giovani e meno giovani, continuiamo a correre insieme verso il Risorto.

Collevalenza, 24 novembre 2017

Beppe m. roggia sdb

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