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AVERE CURA DELLA FRAGILITA’

“Dove è  tuo fratello?”

La nostra presenza  a Huacho è discreta e silenziosa, è presenza direi “trasversale”. La nostra Parrocchia è nuova; ha tre anni di vita in un settore, amplio, in continua crescita; povero, alla periferia, senza fonti di lavoro e con la mancanza delle necessità basica in certi settori, e nel deserto, si vanno moltiplicando le “casette” di giunco, con un aumento incontrollato di persone che giungono dalla sierra e dalla selva o dal Venezuela.

In questa realtà tutto è nuovo. Qui siamo al primo annuncio del Vangelo, anche se c’è un tentativo di organizzazione pastorale come la catechesi sacramentale, la pastorale giovanile, la catechesi per i giovani, gli adulti e le famiglie, l’azione sociale, visita agli infermi, alle famiglie, piccoli gruppi de ascolto e anziani soli. In oltre ci dedichiamo alla promozione della cultura con il doposcuola dei bambini, e la formazione professionale degli adulti attraverso i corsi che si offrono alla Casa della Gioia.

Però il dono piu bello che ci ha fatto il Signore è stato quando ci ha chiamate, attraverso un sacerdote amico, a partecipare alla pastorale diocesana delle carceri. Ci siamo ricordate della Parola di Gesu: “Ero in carcere e sei venuto a visitarmi” Questa frase ci riempie di commozione. Se pensiamo che queste persone sono davvero i nostri fratelli, e che se sono caduti tanto in basso è anche un po’ colpa nostra. Se stanno pagando cosi duro il loro sbaglio, anche noi siamo responsabili. Se vivono una solitudine tanto profonda è perché noi li abbiamo lasciati soli.

Li visitiamo una volta alla settimana, con l’intenzione di riunire un gruppo, nel padiglione che visitiamo, di leggere con loro la Parola di Dio, di ascoltare le loro riflessioni, di cercare di dare una risposta ai loro dubbi e di chiudere nel cuore le loro confessioni. Ci sorprende la sete di Dio che hanno nel cuore, il bisogno di pregare, il desiderio di sperimentare il perdono, la misericordia, di sentire che sono ancora “persone” e che noi diamo il nostro tempo per loro perche valgono molto agli occhi di Dio.

Le carceri, dovrebbero essere il luogo dove, la persona che è caduta in basso ed è un pericolo per la società, qui trova la strada per risorgere, per scoprire e rifiutare il suo errore e rialzarsi. Ma chi li aiuta per poter realizzare questa conversione? Il Papa Francesco dice che il carcere è un luogo di “reclusione” dove uno è invitato a pensare e a riflettere e non di “esclusione”. Noi sperimentiamo, conversando con loro, che si sentono invece esclusi, come gli scarti della società, i dimenticati, i pericolosi, e quando escono in libertà, quanta fatica per trovare lavoro, essere accettati e incorporati normalmente nella società. A volte ci dicono: “quando esco, Suora, vengo a casa tua, perché non so dove andare”.

Durante l’anno di visita, sempre c’è un gruppo che desidera cambiare di vita e vuole ricevere i sacramenti della iniziazione cristiana, E questa una esperienza bellissima. Sperimentare come la forza della Grazia cambia il cuore e la mente di persone che hanno commesso delitti enormi e con che desiderio vogliono essere perdonati, “lavati”, “purificati” dal Sangue di Cristo.

Per la nostra esperienza, la Pastorale delle carceri dovrebbe avere il primo posto nelle programmazione diocesane e tenere un cappellano a tempo pieno come fosse la sua “parrocchia”; in piu, un gruppo di volontari che accompagnano, l’opera del sacerdote che vivono profondamente, la Parola di Gesù: A Me lo hai fatto” o sentire la voce del tuo battesimo: “è tuo Fratello”.

 

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