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Don Montali: ESSERE INSEGNANTI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Essere insegnanti in questo momento così triste e inaspettato non è semplice, ma è una sfida che abbiamo accettato e affrontato perché noi ci prendiamo cura del bene più prezioso per una società, i bambini, il nostro futuro . ci siamo ritrovati in questa situazione mai vista, così, all’improvviso, senza nessun preavviso, e come ogni venerdì abbiamo salutato bambini e genitori con un “ci vediamo lunedì” e invece quel lunedì non è mai arrivato e ci siamo ritrovati di punto in bianco chiusi in casa a stravolgere le nostre vite, la  nostre abitudini e il nostro lavoro.

L’inizio è stato devastante, caotico e al centro di tutto c’era l’emergenza sanitaria poi riflettendo sulla cosa si è capito e pensato che in qualche modo bisognava andare avanti anche con la scuola, e così si è arrivati a pensare alla “didattica a distanza” e tutt’ora siamo ancora qui a proporla.

Credo che questo nuovo metodo sia stato fondamentale per fare  in modo che i bambini sentissero questo improvviso cambiamento meno drammatico e in  un qualche modo cercando di dare loro continuità. Si cerca sempre di far sentire loro che sono sempre al centro dei nostri pensieri, del nostro lavoro e della nostra progettazione. In questo momento fondamentale è il rapporto scuola-famiglia, perché solo se la famiglia è disposta a mediare e ad aiutare il bambino nello svolgimento delle attività allora si può dire che il nostro lavoro ha un buon fine. L’azione educativa della scuola, senza il sostegno della famiglia difficilmente può produrre risultati. Il genitore deve tornare ad essere genitore-educatore, un genitore appassionato pronto a mettersi in discussione.

L’importanza di tutto questo sta nel continuare a dare al bambino una continuità, una routine, come quando si era a scuola, e per questo si cercano di dare attività fattibili da tutti e con una cadenza precisa e mirata. Certo il lavoro di un’insegnante è basato sul rapporto diretto con il bambino, partendo dall’osservazione, al gioco, alla lettura, al disegno e qualsiasi altra attività,  e in questo caso tutto ciò viene meno, e ci si basa su interpretazioni date dai genitori o in alcuni casi addirittura su nulla, in quanto non si  hanno risposte.

Per un’insegnante della scuola dell’infanzia lavorare con un computer per i  suoi bambini diventa riduttivo in  quanto   il rapporto è basato sulla fisicità,  sulla presenza costante, sul dialogo e sull’osservazione e lo scambio reciproco e soprattutto perché non è mai uno scambio diretto ma ovviamente serve un intermediario.

In questo momento però è l’unica cosa che si può fare  e quindi con tanto impegno continuiamo in questa direzione nella speranza di tornare al più presto alla normalità e finalmente poter riabbracciare i nostri bambini, coloro che sono fonte di gioia e di speranza.

 

 

 

 

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