Nasce a S. Secondo (PR): 02.01.1913
Entra in Congregazione: 03,04.1932
Inizio Noviziato: 12.12.1932
Professione Temporanea: 02.07.1937
Professione perpetua: 26.07.1942
Deceduta : 09.11.2000

La mia gioia mi viene dal Signore.

E l’anima mia esulta nel mio Dio”

Teresina era nata a San Secondo parmense e ben presto, rimasta orfana di entrambi i genitori, entrò in collegio a Soragna, dove si erano trasferiti i fratelli.

A 19 anni, quella che era stata una famiglia di adozione, diventò, per scelta ben ponderata e mai smentita, la sua amata famiglia di elezione. Entrò infatti in Congregazione nel 1932 e prese, come religiosa, il nome della sua mamma: Adalgisa.

Piccola di statura, fragile e da sempre sofferente per asma bronchiale, semplice e serena come una bimba, veniva, con affettuosa simpatia, chiamata dalle consorelle “Colombina”. Amava il canto e la recitazione, di cui fu maestra per vari anni, con creatività ed entusiasmo, nelle varie case in cui svolse il suo apostolato. Fu alla scuola materna di Tabiano fino al 1949. Dal 1949 al 1964 a Soragna, con le bimbe del convitto; dal 1964 al 1973 al Collegio Santa Maria. Da qui, per sei anni, alla scuola materna di Castellina di Soragna e poi a Rapallo, a motivo della sua asma che esigeva l’aria salubre del mare. Per qualche anno, infine, è stata ospite di Villa Chieppi.

Amante della preghiera e in particolare della preghiera in canto, sapeva anche improvvisare composizioni semplici, ricche di sentimento e di affettuosa confidenza nel Signore. In comunità era servizievole, disponibile, capace di sdrammatizzare o di prevenire i piccoli motivi di tensione con una battuta.

Della sua lunga esperienza di collegio ha conservato sempre una certa tendenza alla precisione, che poteva sembrare qualche volta pignoleria. Ma le si perdonava tutto, perché l’animo era quello candido e innocente di una bimba, che si ama anche quando fa qualche capriccio. La sua naturale bontà e ingenuità si prestava facilmente allo scherzo, di cui difficilmente coglieva la malizia, ma su cui sapeva sorridere, senza permalosità, contenta di essere motivo di gioia per le consorelle.

Negli ultimi anni, per il peso dell’età, si sono accentuati disturbi fisici e psichici, ma la nota di fondo non si è spenta. Anche obbligata al letto della impotenza fisica, se le si chiedeva di intonare un canto, lo faceva con la disinvoltura e il fervore dei tempi migliori.

La pensiamo ora, piccolo giullare del Signore, nella comunità del Cielo, dove tante sorelle che l’hanno amata in vita, l’avranno accolta festose.