Nasce a Soragna (PR): 13.01.1911
Entra in Congregazione: 16.08.1932
Inizio Noviziato: 25.03.1933
Professione Temporanea: 28.06.1935
Professione perpetua: 02.07.1941
Deceduta in Casa di Cura : 08.09.2000 

“ Il tuo Volto, Signore, io cerco,

non nascondermi il tuo Volto”    

Nel giorno commemorativo della maternità di Maria, si è concluso il misterioso, lunghissimo travaglio di Sr. M. Alberta Tencati, una Piccola Figlia di quelle che il fondatore sognava, quando di esse diceva che devono essere altrettante Marie: umili, semplici, pienamente votate al bene dei fratelli, serene, perché abbandonate alla Divina Provvidenza, come un bimbo nelle braccia della mamma.

Sr. M. Alberta era nata a Soragna nel 1911 e del suo paese di origine ha mantenuto, fino alla fine, una caratteristica tipica: la “erre” moscia, che la distingueva e la rendeva simpatica.

Nel 1932 è entrata in Congregazione, dopo aver esercitato già come volontaria per quattro anni, il ruolo di infermiera presso l’Ospedale di Bresecello. Per tutta la sua lunga esistenza, fu quella la missione svolta in diversi ospedali: a Suzzara, a Brescello, a Gualtieri, a Palidano e a Casinalbo (dove gli ospiti erano malati di mente), in Casa di Cura e dal 1962 al 1978 nel Principato di Andorra. Qui, per 16 anni, ha svolto il servizio di infermiera della notte, in una Clinica nella quale le suore erano tutto. Più di una persona, parlando di lei, si illuminava e la diceva “la santa”.

Di cultura modesta, ma di grande sensibilità, curava sì con le medicine, ma l’efficacia era in gran parte legata alla sua bontà, alla sua serenità, al suo essere instancabile e piena di fede, tanto che la sua stessa presenza incuteva coraggio. Ebbe come consorella in Andorra un’altra Piccola Figlia molto somigliante a lei, Sr. M. Annunciata  Binetti, con la quale intratteneva colloqui spirituali, come solo si può quando si è affascinati da un comune ideale, in cui è la ragione di ogni sacrificio e di ogni dono ai fratelli.

Rientrata dalla missione in Andorra continuò a fare l’infermiera di notte in Casa di Cura. Da qui passò nel 1991 a Villa Chieppi, dove ebbe la gioia di condividere la stanza da letto con la sorella che le era stata tanto intima in Andorra. Qui, in un angolo, sempre adornato con cura, c’era una statua del S. Cuore con cui le due parlavano come fosse stato presente in carne ed ossa. Erano entrambe sorde, ma si intendevano e la vita scorreva a tre, con semplicità e fervore di spirito.

Nel dicembre 1996, in seguito ad una caduta, ebbe un lungo ricovero in ortopedia, con un pesante intervento, che danneggiò, con l’anestesia, le sue capacità mentali. Dimessa dall’ospedale fu affidata alle cure delle sorelle nell’infermeria di Via Po, dove rimase per altri tre anni in condizione di completa inabilità fisica e psichica. L’unica cosa che rimaneva viva e presente in lei era la preghiera. A quella rispondeva sempre con fervore, come quando stava a lungo davanti al Santissimo prima di iniziare la notte o quando guidava la preghiera del Rosario, in una lingua un po’ strana, nella Chiesa di Andorra, mischiando il catalano con il latino e l’italiano.

Poco più di un anno prima della sua scomparsa, quando già sembrava non connettere più con chiarezza, la sorella infermiera l’accompagnò con la carrozzella in Chiesa e le disse: “La lascio qui con Gesù”. Fece l’atto di ritirarsi, ma si fermò in fondo alla tribuna e udì questa preghiera proclamata ad alta voce:

“Signore, ti ringrazio perché mi hai fatto dono di essere cristiana, cresciuta in una famiglia che mi  ha educato alla fede, di avermi dato il dono della vocazione e, per di più, di diventare Piccola Figlia. Ti chiedo perdono se non sempre ho saputo accettare come dono la sofferenza che mi hai dato, perché le sofferenze non sempre si sanno vedere come un dono quando arrivano, ma metto tutto nelle tue mani. Ti ringrazio, sono tua”.

Fu l’ultima “uscita” dalla stanza che la vide gradatamente decadere fino a non dare più segni di conoscenza, per lunghi mesi. E oggi pensiamo che ad accoglierla, con Gesù e Maria, ci saranno state centinaia di persone a cui, senza saperlo, lei ha indicato con la vita la via della Patria.