Nasce a Traversetolo (PR): 24.11.1934
Entra in Congregazione: 10.12.1955
Inizio Noviziato: 02.07.1956
Professione Temporanea: 02.07.1958
Professione perpetua: 02.07.1963
Deceduta a Villa Chieppi: 21.12,2014

Vieni, Signore Gesù! Ap. 22,20

Non ha voluto attendere il Natale Sr. Anna per l’incontro definitivo con il suo Sposo. Ogni tentativo fatto per debellare il fatale diabete, che ultimamente aveva reso necessaria anche l’amputazione di un arto, fu vano.

            Chi era Sr. Anna? Nacque a Bannone di Traversetolo da una famiglia profondamente cristiana, entro la quale maturò la sua vocazione alla vita consacrata e quella del fratello Gian Carlo al sacerdozio.

            Il suo parroco, presentandola alla Madre nel giorno della sua entrata, sottolinea alcune caratteristiche della sua personalità, che continueranno a distinguerla anche come “Piccola Figlia” esemplare. Si legge tra l’altro: “Si è particolarmente distinta per lo spirito di pietà … Nella vita personale si è dimostrata sempre umile, ubbidiente, modesta, aliena dai divertimenti e riservata nelle amicizie. … E’ sempre stata laboriosissima, aiutando con il suo lavoro a sostenere il fratello negli studi ecclesiastici e si è sempre comportata esemplarmente”.

            Entrata a 21 anni in Congregazione, nel tempo della sua formazione fu orientata al ruolo che le era più congeniale, quello di cuoca, che svolse per tutta la vita con umiltà, pazienza, generosità senza misura, sempre disponibile, buona con tutti e professionalmente molto valida.

            Per ben 39 anni fu protagonista nella cucina di via Po al servizio del Noviziato e della Casa di Cura, con l’intervallo di 6 anni come capocuoca-superiora nel Seminario Minore di Parma (1973-1979). Dal 2004 continuò a servire nella cucina le sorelle anziane, fin che le forze glielo permisero.

            Le sorelle che le sono vissute al fianco per tanti anni sono unanimi nell’ammirare il suo spirito di sacrificio, la disponibilità a rispondere ai bisogni altrui, la serenità dei rapporti e la professionalità indiscussa nel campo che le era proprio. E’ significativo al riguardo un aneddoto raccontato da una consorella. Era responsabile della cucina della Casa di Cura e ogni giorno preparava il menù della giornata. Quando erano previste le polpette, i medici si prenotavano per averle anche per loro, perché – dicevano – non c’è confronto tra queste e quelle che si mangiano al ristorante. Si sente che è tutto genuino, anche l’amore con cui sono confezionate.

            Anche nel tempo della sua malattia, quando ha dovuto lasciare la sua attività, si è mostrata disponibile alla volontà di Dio, riconoscente per ogni attenzione di cui era fatta oggetto, capace di affrontare la sofferenza senza farlo mai pesare.

            Certamente le sarà stata di sostegno la preghiera del fratello, scomparso prematuramente, anch’egli per una grave malattia, col quale aveva sempre condiviso l’ideale di totale donazione al volere divino.

            Sr. Anna rimane per noi una figura esemplare, che possiamo annoverare tra quelle che il fondatore sognava: “piccole per la grande umiltà che deve informare il loro cuore .. animate da una ardente carità e da vivissima pietà”.