Nasce a Berceto (PR): 07.10.1928
Entra in Congregazione: 27.12.1947
Inizio Noviziato: 02.07.1948
Professione Temporanea: 02.07.1950
Professione perpetua: 02.07.1955
Deceduta a Villa Chieppi: 16.08.2011

“Avevo fame e mi avete dato da mangiare,

avevo sete e mi avete dato  da bere…"   (Mt 25

Nel numero delle tante sorelle che nei tempi passati hanno trascorso tutta la vita accanto ai fornelli per assicurare il necessario alle consorelle, ai malati, ai sacerdoti, possiamo annoverare Sr.Luigia. Entrata a 19 anni, manifestò subito una sua particolare propensione a questo servizio, a cui dedicò  tutta se stessa con competenza, amore e spirito di sacrificio. Quando Madre Albina propose alle giovani in formazione che lo desideravano di frequentare un corso per giungere almeno alla licenza di 3° avviamento, lei scrisse che rinunciava, che non desiderava studiare, ma dedicarsi al servizio a cui si sentiva chiamata. Questo nonostante fosse dotata di buona intelligenza e di interesse per le vicende della vita e per il servizio che svolgevano le consorelle.

       Di carattere poteva  sembrare talvolta un po’ arrogante, ma lo era solo se provocata da esigenze fuori luogo o da modi altezzosi. Se però le chiedevi qualche cosa con umiltà ti dava anche il cuore. Così, se apprezzavi il suo sacrificio si commoveva. Nell’arte della cucina era maestra, ma anche desiderosa di qualificarsi sempre più.

Le comunità in cui ha operato maggiormente come responsabile della cucinò sono state Seminario Maggiore di Parma dal 1952 al 1954; Noviziato-Casa di Cura di via Po dal 1954 al 1961; Casa Madre dal 1963 al 2000, anno in cui, per mancanza di forze, di dovette affidare la cucina ad una Cooperativa. E’ significativo il grazie che le rivolse la Madre in quella circostanza, per capire il valore del servizio da lei prestato.

            Non voglio che passi questo momento senza dirti un grazie perché, per quarant’anni qui

in Casa madre, ci hai mantenuto in vita. Sì perché, se tutto è prezioso, niente lo è di più di chi procura, mattino, mezzogiorno e sera, l’indispensabile per vivere e per fare tutto il resto che agli occhi del mondo sembra più importante.

            Al di là delle inevitabili fatiche che la vita fraterna comporta, abbiamo camminato  insieme per un unico ideale: Cristo Gesù amato e servito, pur con la nostra debolezza, in attesa di congiungerci con Lui, quando questo lungo fidanzamento sarà cessato e per  sempre saremo nella pienezza del suo amore.

            Là sono scritti tutti i tuoi passi, le fatiche dell’alzata prima dell’alba, la rinuncia a partecipare ai momenti comunitari più significativi, le delusioni di quando, dopo aver fatto tutto quello che potevi, hai ricevuto indifferenza o critica…

            Maria, la più vicina all’umiltà della tua fatica a servizio della comunità riceva questo patrimonio di offerta generosa e gratuita e lo presenti a Gesù come dono di grazia…

            Questo te lo dico con il cuore di chi ti ha voluto e ti vuole bene e anche a nome di tutte le sorelle di oggi e di ieri”.

            Negli ultimi anni della sua capacità operativa dovette occuparsi anche di una sorella disabile, ma il servizio che svolse con più amorosa dedizione fu quello di preparare il vitto per il Vescovo, fino a che le forze glielo permisero. Lo attesta Monsignor Solmi nel grazie  che ha voluto esprimerle dopo la sua morte (vedi allegato).