Sr Adele Barbieri

Nasce a Mirandola (MO): 23.05.1926
Entra in Congregazione: 04.11.1947
Inizio Noviziato: 02.07.1948
Professione Temporanea: 02.07.1950
Professione perpetua: 02.07.1955
Deceduta in Casa di Cura: 12.10.2008

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome”
(Lc 1,49)

La frase di Maria: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, che una sorella le suggeriva quando ormai tutto stava per compiersi nell’amplesso col suo Signore, era l’espressione più vera della sua vita completamente donata a Dio e ai fratelli, in atteggiamento di serena e generosa adesione al piano di Dio.

Era entrata in Congregazione a 21 anni, dopo matura riflessione, serio confronto col suo direttore spirituale e dopo aver dato prova di autenticità di vocazione, sia nella famiglia, sia in parrocchia e in Azione Cattolica. Scrive il suo parroco nell’attestato di buona condotta: “Posso assicurare che, sia nella sua vita privata che pubblica, ha dato segni di non comune pietà, religione, serietà e sacrificio. In casa, specie dopo la morte del padre, è stata sempre di grande aiuto alla mamma e di esempio ai fratelli…Mi risulta di carattere riservata, modesta e mite, di volontà costante e laboriosa; nel lavoro, anche nei campi, assidua e robusta; credo che goda anche di una salute che le conferisce buoni elementi a sostenere sacrifici di diverso genere…”

Questa presentazione non solo permise l’ammissione, ma diede anche luce su quello che avrebbe potuto essere il suo servizio ai fratelli nel bisogno. Nel 1959 conseguì il titolo di Infermiera Professionale e successivamente di Abilitazione a Funzioni direttive e Diploma di laborantina.

Svolse la sua missione dal 1950 al 1962 in Casa di Cura Piccole Figlie a Parma, con funzione di laborantina e di tecnica di radiologia. Trasferita alla Clinica Santa Chiara a Locarno (Svizzera), di proprietà dell’Istituto, vi rimase per ben 32 anni, con il ruolo di guida, molto apprezzata da medici e pazienti , del reparto di radiologia.

Seppe svolgere il impegno con tanta intelligenza, senso pratico, competenza e forte senso di responsabilità. Sapeva apprezzare e farsi apprezzare e non misurava fatica. Tutto questo in piena armonia con una sincera e amorosa attenzione alla vita di comunità e agli impegni prioritari della preghiera e della serena relazionalità.

A questo curriculum seriamente positivo in ordine al suo contributo di servizio e di testimonianza religiosa, si deve affiancare un percorso di salute doloroso e tutt’altro che conforme a quel pronostico di robusta costituzione che presentò il suo parroco. Nel 1970 manifestò una patologia ai reni che gradatamente si andò aggravando, fino a dover accedere, nel 1985, alla dialisi peritoneale, con un apparecchio da lei stessa gestito a domicilio, in attesa di trapianto. Nel 1990 finalmente si giunse a questo traguardo, non senza complicazioni che sembravano comprometterne l’esito. Il Signore volle che potesse godere di un notevole miglioramento, ma alla principale patologia se ne aggiunsero tante altre, che mai fece pesare a chi le stava accanto e per le quali non si udì mai un suo lamento.

Alla base della sua provata famigliarità con la sofferenza stava una fede solida, sicura, ben coltivata nella preghiera e in tutte le possibilità di formazione spirituale. Era famigliare per lei la lettura di riviste a carattere religioso e oltre alle iniziative formative della comunità, accoglieva come preziose opportunità di crescita, quelle proposte dalla diocesi.

Nel 2004 entrò a far parte della comunità della casa di riposo per religiose Villa Chieppi a Parma, dove seppe dare, fino all’ultimo, un prezioso contributo alle molteplici esigenze di competenza tecnica e di disponibilità a servizi vari, che la nuova struttura richiedeva.

Che tutto questo avvenisse in contemporaneità con l’aggravarsi di seri problemi di salute, lo si comprese solo quando, improvvisamente, durante un viaggio mirato a fare provviste per la comunità, fu colpita da un malore fortissimo per cui fu portata d’urgenza all’ospedale più vicino; da qui, dopo i primi soccorsi, fu trasferita all’Ospedale Maggiore di Parma. Fu subito fatta oggetto di cure scientificamente speciali, compresi due pesanti interventi chirurgici, che però non ebbero altro esito che quello di completare quel duro cammino di croce che culminò nel suo passaggio all’altra sponda.

Le sorelle che le sono state vicino in questo tempo portano in cuore, con commozione, il suo costante atteggiamento di preghiera e il persistente impegno di non lamentarsi mai.

Cara Sr. Adele, ci hai lasciato un vuoto difficile da colmare. Come sei stata così pronta in vita a rispondere ai bisogni della tua amata famiglia, intercedi ora presso il Signore della vita, affinché nuove vocazioni rendano vivo il carisma del Fondatore, in risposta ai tanti bisogni del nostro tempo