Nasce a Suzzara (MN): 08.02.1926
Entra in Congregazione: 17.05.1948
Inizio Noviziato: 21.11.1948
Professione Temporanea: 21.11.1950
Professione perpetua: 02.07.1956
Deceduta a Villa Chieppi: 15.04.2008

Sr. M. Bruna, entrata in Congregazione all’età di 22 anni, manifestò subito la sua propensione al servizio degli ammalati. La prima esperienza la fece all’ospedale di Sissa dal 1952 al 1954. Si capì che aveva l’attitudine al ramo infermieristico, perciò frequentò con successo la Scuola per Infermieri Professionali e poi per Funzioni Direttive.

Terminato l’iter della sua formazione professionale, per dieci anni esercitò il ruolo di caposala nella Casa di Cura Piccole Figlie, dove si distinse per un forte senso del dovere, delicata attenzione al malato, precisione nell’esecuzione dei compiti di sua competenza.

Doti che la resero esemplare per le tante giovani allieve che facevano il tirocinio sotto la sua guida.

Nel 1970 fu nominata superiora della piccola comunità che in Andorra prestava il suo servizio infermieristico nell’unica Casa di Cura che esisteva in quella città. Terminato il sessennio del suo mandato, vi rimase per altri 16 anni, come semplice infermiera, amata e stimata da tutti. Quando percorreva le vie della città tutti la salutavano con la cordialità con cui si saluta un affezionato famigliare.

Nel 1992 incominciò a denunciare qualche disturbo e fu inviata a Misurina, nella speranza che il clima le ridesse le sue forze. Non fu così, e dopo un anno passò nell’Infermeria delle nostre suore in via Po, con l’impegno di aiutare nell’assistenza alle ammalate.

La sorella che l’accolse allora come collaboratrice e che l’ha assistita fino all’ultimo istante della sua lunga e penosissima malattia, ricorda: “Ha sofferto tanto quando, circa 15 anni fa, cominciava a capire che qualcosa stava succedendo. Spesso mi cercava per dirmi:

"Ho paura che mi succeda come a mia mamma…che alla fine ha fatto tanti anni di immobilità”.

Purtroppo il presagio infausto si avverò. A poco a poco le vennero meno le forze e si andò gradatamente attenuando il pensiero e la capacità di comunicare.

Continua ancora Sr. Celsa: “Da oltre cinque anni era immobile, però capiva fino al penultimo giorno. Quando entravo in camera, avvertivo un fremito, quasi la gioia per sentirsi curata, non solo da me, ma anche dalle assistenti.” E aggiunge con il fiato mozzo dalla commozione e con convinzione: “Sr. Bruna è andata soffrendo fino alla fine tutto quello che Gesù e il Padre hanno permesso che soffrisse, per il bene certamente del mondo intero e non meno per il bene della nostra famiglia di Piccole Figlie, che ha sempre fatto capire di amare come se stessa e più di se stessa”.

Questa famigliarità con il dolore, prima quello dei pazienti da lei assistiti con amore e cura, poi il suo personale, è stata la costante più significativa di tutta la sua vita. Una identificazione con il cammino della croce, che non le ha impedito, fin che ne ha avuto la possibilità, la serenità, la cordialità, la pazienza discreta, frutto della sua fede. Una fede assorbita in famiglia e incrementata fortemente dal dono totale di sé al Signore, di cui attendeva con sicura speranza l’incontro definitivo.

La sua storia impregnata di carità attiva – frutto del suo mai revocato – e passiva – per le amorose attenzioni di cui è stata oggetto per tanti anni – è per tutti noi una lezione di vita , un invito alla speranza e motivo di conforto.