UNO SGUARDO IN PERÙ

Uno sguardo in Perù

Se vuoi sapere quanto buio hai intorno devi aguzzare lo sguardo sulle fioche luci lontane. – Italo Calvino, Le città invisibili, 1972″

Prima di intraprendere un viaggio bisogna chiedersi il motivo per cui si parte. Il Perù lo si può visitare in svariati modi, ma ciò che è fondamentale è cambiare il proprio modo di vedere senza aspettative. Sicuramente non sono molte due settimane, ma sono abbastanza per rendersi conto della realtà. Questo non è stato un classico viaggio in cui, zaino in spalla, si visitano solamente i luoghi storici, i musei ed il centro città, ma è stata un’esperienza in missione in luoghi che non capita tutti i giorni di vedere.

Il mio amico Fabrizio aveva parlato a me ed Elena dei suoi annuali viaggi in questo paese oltreoceano, non sono state le fotografie mostrate, ma i suoi racconti e il suo entusiasmo a convincerci, a voler “buttare un occhio” in là. Fabrizio è un volontario dell’associazione collecchiese “Missione Insieme” che da anni, attraverso svariati eventi, cerca di portare un aiuto a chi non ha letteralmente niente. Missione Insieme si appoggia alle Missioni delle suore Piccole Figlie, presenti in due città peruviane, Lima e Huacho. A luglio io, Fabrizio e la nostra amica Elena, siamo partiti. Uno zaino pieno di abiti invernali e di curiosità e tre valigie per le Missioni.

 

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Dopo un volo di quasi quattordici ore, siamo atterrati a Lima. Siamo stati accolti dal sorriso di Suor Caterina, dall’entusiasmo dell’amico Jimmy e dal cielo grigio. La guida peruviana di Suor Franca ci ha portato alla Missione, in un quartiere a nord di Lima, attraversando l’arida strada Panamericana, con tre corsie tracciate a terra ma cinque file di autisti agitati attaccati al clacson. Un tragitto privo di alberi, solo polvere, del colore della terra. Appoggiate le valigie, conosciute le altre sorelle, Suor Luigina e Suor Noella, abbiamo iniziato il nostro viaggio all’interno del quartiere dove si distribuiscono gli aiuti delle Suore e dell’associazione. Innanzitutto, siamo arrivati in inverno, quando qui ci si lamentava già di caldo ed afa. Un inverno mite rispetto al nostro, ma con un’umidità che ti entra dentro. E ci resta. Come il Perù e la sua gente. Girando per il quartiere si notano i cancelli a chiusura del rione “Pro”, nel distretto di Los Olivos, dove vivono le suore. Le case a un piano con i ferri del cemento armato che escono già pronti ad accoglierne un altro, gli alti muri di cinta, il filo spinato, il filo elettrizzato, un piccolo spiazzo verde, i bambini in divisa scolastica che giocano per strada, studenti di una scuola di danza che ballano. Si esce dal cancello e trovi il caratteristico mercato, verdure, spezie, carni appese, odori e colori accesi, moto taxi che corrono, bigliettai che urlano le future fermate del piccolo autobus, chiamato combi, slalom tra la folla. Inizia la prima visita, la Chiesa del quartiere. Su richiesta delle suore partecipiamo alla Messa della domenica, aula gremita e  partecipazione calorosa della gente. Tutti cantano insieme al coro. Tutti ti salutano, ti abbracciano, ti baciano.

Il bello ed il brutto di Lima è che è talmente tanto estesa che potrebbe far parte di un libro di Calvino. Ci sono i quartieri centrali, in cui si respira la storia, con Plaza de Armas e la cattedrale, che sembrano fermi nel tempo, eleganti e curati. Ci sono i quartieri vista mare, per i surfisti, moderni ed occidentalizzati, talmente belli da sembrare quasi finti. Ci sono i quartieri in costruzione, che non capisci dove siano l’inizio e la fine, caratterizzati da terra battuta, trasudante umidità, con case in paglia, legno, e tetto di lamiera. Sono i quartieri che in tour organizzati vedi solo dall’aereo, o di notte perché tutti illuminati che paiono dei presepi che si arrampicano sulle colline.

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E’ quando ci cammini in mezzo e sei ospite a pranzo a casa di qualcuno che comprendi che magari lo zaino così pesante di cianfrusaglie forse non era necessario. E vedi che basta un poco di noi per far felice qualcuno. Per aiutare qualcuno. Per cambiare la vita di qualcuno. A volte è sufficiente un sorriso, o un abbraccio e questo le sorelle lo sanno bene. Le suore e l’associazione compiono un ruolo importante. Riescono ad arrivare dove nessun altro arriverebbe. Non è solo un sostegno economico quello che offrono, ma psicologico, sono presenti. Nella parrocchia del quartiere gestiscono un dopo scuola per i bambini, li aiutano a svolgere i compiti, li fanno giocare, preparano loro la merenda. Che a noi sembrano piccole cose, ma li non sono per nulla scontate. Gestiscono adozioni a distanza, che permettono sia ai bambini che ai ragazzi di proseguire gli studi e li tengono lontani dalla strada e dalle sue “distrazioni”. Aiutano donne sole a intraprendere un’attività lavorativa, insegnano loro un mestiere, le aiutano a costruire la propria abitazione, mantenendo la famiglia unita.

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Il loro ruolo a Lima è un pò diverso che a Huacho. A Lima devono confrontarsi con la grande città mentre a Huacho con una di più discrete dimensioni. Il contesto è diverso. Huacho è una cittadina portuale a un centinaio di chilometri a nord di Lima. Per arrivarci bisogna prendere un autobus che percorre le coste peruviane lungo la famosa strada Panamericana. Meno trafficata che a Lima, ma con delle scogliere così ripide da renderla non meno pericolosa. La strada asfaltata termina dieci metri dopo la casa delle sorelle. Le attività di Suor Luisa, Suor Franca e Suor Lucia si svolgono tra la Scuola professionale “La Casa de la alegrìa”, che Missione Insieme ha aiutato a costruire negli anni passati, e gli aiuti alle famiglie del quartiere che si estende a vista d’occhio senza fine, tra la sabbia e le pareti in paglia delle case. Polvere ed umidità. Ogni tanto il sole. Un perenne odore acre nel naso..

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Nella mensa delle suore ogni mattina alle sei arrivano bambini da varie parti del quartiere a mangiare la colazione, in rapidità prima di andare a scuola, con gli occhietti ancora addormentati e i quaderni sotto braccio. Poi corrono via, qualcuno con ancora il panino in una mano. Al pomeriggio la scuola si affolla di adulti per i corsi di cucito, informatica, cucina e “parruccheria“. Finita la strada asfaltata ci sono abitazioni terminate da poco, in pochi hanno l’acqua corrente, i servizi igienici. L’acqua calda non c’è l’ha nessuno.4 Il riscaldamento non esiste. Appena più avanti c’è un nuovo agglomerato in costruzione. Quattro paletti conficcati nel terreno. Un filo a recintare la proprietà. Quattro stuoie in verticale, una quinta sopra. Là, una casa. L’evoluzione è un telo di plastica a protezione; poi una seconda stanza. Tutto senza finestre, solo la porta d’ingresso. C’è chi vive così. Anziani senza famiglia, uomini, donne, bambini, persone disabili. E lì, dove entra a volte uno spiraglio di luce, arrivano le suore. Ma c’è chi ha un girasole davanti alla porta di ingresso.

 

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Abbiamo visto l’operato delle sorelle in Perù, sono li da anni, sei suore, un piccolo gruppo, ma che per questo Paese fa davvero tanto. Sono una piccola famiglia, e non si può pensare di essere loro ospiti senza cantare ad ogni pasto a Lima o sfidarsi a carte la sera a Huacho!

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Oltre a visitare Lima e Huacho abbiamo deciso di intraprendere un itinerario classico. Dopo un pò di disguidi causati dal meteo, siamo riusciti ad atterrare Cusco e visitare la capitale Inca ed i siti archeologici che la circondano. Le Ande non sono clementi, la temperatura era decisamente bassa e l’unico modo per scaldarsi, visto l’assenza di riscaldamento ovunque, era vestirsi “acipolla”. Abbiamo attraversato la “Valle Sacra” sviluppata tra maestose montagne che la sovrastano. Un paesaggio mozzafiato.

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Come prima tappa siamo stati a Chinchero, con il suo piccolo mercato, in cui signore in abiti caratteristici, ci hanno mostrato come tingere la lana con colori in polvere naturale e tessere le tipiche mante, coperte, dai colori accesi. Successivamente ci siamo fermati al sito di Ollantaytambo, caratterizzato da terrazzamenti arroccati su un fianco della montagna, ove abbiamo scoperto  la maestria inca nella costruzione con la pietra. Da qui, in moto taxi, ci siamo recati alla stazione del treno che ci ha portato a Machu Picchu Pueblo o Aguacaliente. Il giorno successivo alle quattro del mattino eravamo già in coda per prendere il pullman che ci avrebbe portato a vedere l’alba nel sito più famoso del Perù. Machu Picchu. Quello che si vede in foto è solamente una minuscola parte di quello che realmente è. Le costruzioni si dividono tra abitazioni ed edifici religiosi, distinti in base al tipo di intaglio ed incastro delle pietre, la montagna è caratterizzata da terrazzamenti erbosi. Girando per le sue strade si percepisce la grandiosità di questo popolo e ci si chiede come è possibile che siano scomparsi insieme alla loro cultura. Una cultura della terra, del sole, della natura. E’ meraviglioso scoprire che ancora oggi gli abitanti di Cuzco sono molto legati alla tradizione inca ed alla lingua quechua. E’ difficile raccontare a qualcuno un proprio viaggio, perché quello che lo caratterizza sono le singole emozioni provate. E qui sono state davvero tante.

      Silvia Fecci

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